In un mondo sempre più affascinato dalla ricerca di esperienze uniche e sorprendenti, Michele Piagno, personaggio eclettico, emerge come una figura innovativa nel settore della mixology. Con la sua incredibile intuizione, ha dato vita a una delle tendenze più intriganti degli ultimi anni: i cocktail fluorescenti, divenuto brevettato internazionale di Michele Piagno & Mixò Italia. In questa intervista, cerchiamo di scoprire cosa c’è dietro a questa brillante idea e come un semplice drink possa trasformarsi in un’opera d’arte luminosa.
Facciamo due chiacchiere con Michele Piagno, inventore dei cocktail fluorescenti
Grazie a voi per l’invito! La mia passione per la mixology è nata molti anni fa, quando ho iniziato a lavorare come bartender in diversi locali. Ho sempre cercato di andare oltre la semplice preparazione di un cocktail, cercando di creare qualcosa che stupisse e coinvolgesse anche visivamente i clienti. L’idea dei cocktail fluorescenti è nata da un esperimento, cercavo di giocare con i colori, con luci e sostanze che potessero reagire in maniera interessante. Un giorno mi è venuto in mente di combinare ingredienti che, sotto una luce nera, avrebbero dato vita a una reazione chimica e a una luminosità unica. È stato un colpo di fulmine!
Quando hai brevettato il Glow Sweet & Sour?
Nel 2010 è stato depositato da me assieme a mixò Italia .
Nel 2011 il Glow Sweet & Sour Mix, un mix liofilizzato è divenuto brevettato mondiale.
Che tipo di reazioni hai avuto dal pubblico? I cocktail fluorescenti sono davvero diventati un fenomeno?
Sì, sorprendentemente sono piaciuti tantissimo! All’inizio, quando ho proposto l’idea, pensavo che sarebbe stata una curiosità passeggera, ma invece è diventato un vero e proprio fenomeno anche dopo dieci anni. I clienti sono attratti dalla novità e, ovviamente, dal fatto che un cocktail che brillano al buio sia qualcosa che non dimenticano facilmente. È un’esperienza che coinvolge tutti i sensi: l’aspetto visivo, il gusto e, a volte, anche il profumo, se si usano essenze particolari. Mi piace pensare che non stiamo solo bevendo un drink, ma vivendo una piccola magia.
Cosa ci racconti del tuo ultimo viaggio a Cuba? Novità in arrivo?
Durante il soggiorno, ho avuto modo di visitare vari locali, dalle piccole “Cantinas” ai sofisticati “Paladares”, dove ha potuto confrontarsi con i bartender locali. La semplicità, la passione e la maestria dei barman cubani mi hanno colpito profondamente, soprattutto sempre con il sorriso. A Cuba ho visto come la mixology può essere semplice, ma allo stesso tempo piena di cuore e tradizione. Ogni drink è preparato con cura e con il giusto rispetto per la materia prima, perché Cuba non è solo mojito e daiquiri.
Dopo “El Senor Mojito” stai già lavorando ad un nuovo libro?
Dopo il successo di “El Señor Mojito”, ed aver catturato l’attenzione della Cámara Cubana del libro ed essere stato chiamato come ospite internazionale alla fiera internazionale del libro de L’Avana.
Ora, molti si chiedono se ci sia un nuovo libro in arrivo.
Confermo che sto lavorando a un nuovo progetto editoriale, che, rispetto al precedente, offrirà una fusione tra storie, tecniche, cultura e l’arte dei cocktail. Praticamente il nuovo libro esplorerà nuove frontiere della mixology, con un focus sulla creatività, sull’innovazione e sulle esperienze che nascono dietro ogni drink.
Grazie Michele per questa intervista affascinante. Non vediamo l’ora di provare i tuoi cocktail fluorescenti!
Grazie a voi per l’interesse. Spero che i miei cocktail possano continuare a portare un po’ di magia e colore nelle vostre serate! E come direbbe il mio amico Marco Corti cheers!